A cosa serve

L'ECMO (Extra Corporeal Membrane Oxygenation) è una tecnica di supporto, e quindi non un intervento terapeutico. Permette di mantenere il cuore e/o i polmoni a riposo consentendo così il loro recupero funzionale. 

Grazie alla circolazione extracorporea, l’ECMO si rende particolarmente efficace nel ridurre la mortalità nei pazienti con insufficienza cardiaca e/o respiratoria acuta grave potenzialmente reversibile ma refrattaria al trattamento medico e farmacologico convenzionale massimale. 

La tecnica extracorporea (che rappresenta un’evoluzione della metodica di bypass cardiopolmonare usata in cardiochirurgia) viene effettuata a medio lungo termine mediante una pompa, che supporta la funzione contrattile del cuore, e di un ossigenatore a membrana, che integra o sostituisce temporaneamente la funzione di scambio.

Il primo intervento al cuore, eseguito con successo attraverso l’applicazione di una macchina cuore-polmone, è avvenuto nel 1932 grazie alle ricerche del Professor John Heysham Gibbon. Bisogna, però, aspettare fino al 1972 per assistere al primo intervento di ECMO su un paziente adulto con la sopravvivenza dello stesso.

L’utilizzo di questo dispositivo è stato inizialmente pensato per trattare neonati e bambini con insufficienza polmonare. In seguito lo si è utilizzato anche sui pazienti adulti con insufficienza cardiaca acuta non sensibile ai protocolli terapeutici tradizionali. Dalla seconda metà degli anni ‘90 il numero di casi di ECMO respiratorio si è considerevolmente ridotto in seguito all'introduzione di nuove metodiche di terapia intensiva ventilatoria, mentre si è assistito ad un aumento dell'utilizzo dell'ECMO cardiaco. Recentemente l’utilizzo di ECMO è ritornato di attualità in quanto rappresenta la terapia per i pazienti che, a seguito dell'influenza H1N1, sviluppano un quadro clinico di insufficienza respiratoria grave.